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Interfaccia utente
Il pannello comandi è diviso in sezioni specifiche, relative a:
Master Level, Organ, Piano, Program, Synth, Extern(al), Effect;
sulla sinistra, trovano posto la modulation wheel –in obbligata
posizione obliqua… non troppo immediata come utilizzo- ed il
fenomenale pitch stick per flettere l’intonazione delle note.

Connessioni
Sul pannello posteriore trovano posto le quattro uscite audio
indipendenti, la presa per cuffia, la porta USB con cui caricare e
scaricare nuovi suoni via PC/Mac, la porta MIDI In/Out, due ingressi
footswitch dedicati a rotor slow/fast e sustain, due ingressi foot
pedal dedicati a swell e control assegnabile. In modalità System, è
possibile assegnare indipendentemente le tre famiglie timbriche
Organ – Piano – Synth sulle quattro uscite.

Gerarchia operativa
Nord Stage ragiona in termini di Program: ogni programma contiene le
regolazioni relative ai tre Instrument interni (organo, piano e
synth) con tutte le funzioni di split/layer, le regolazioni relative
alla sezione Effect, ed i controlli di gestione External.
A differenza del precedente Nord Electro, questa volta è possibile
utilizzare simultaneamente tutte e tre le diverse famiglie
timbriche, e pertanto viene implementato un veloce sistema di split/layer
che facilita l’assegnazione di ciascuna su zone low, upper, high (i
cui limiti sono comunque specificabili tramite display di
programmazione). In questo modo, per inserire le timbriche o
semplicemente per assegnarle alle parti di tastiera, non bisogna
fare altro che scorrere con tastini di selezione fino a centrare la
configurazione desiderata: se tutti e tre i led lower – upper – high
sono illuminati, la timbrica risulterà assegnata omogeneamente lungo
tutte le 88 note disponibili. A differenza di altri strumenti, non è
possibile impostare in totale libertà i punti di split: Nord Stage
prevede la possibilità di “spezzare” la tastiera in tre zone diverse
in corrispondenza solo dei do e dei fa di ciascuna ottava. Prendere
o lasciare.
Ogni instrument può essere individualmente abilitato alla ricezione
dei controller pitch stick e sustain pedal, può avere un diverso
livello di uscita ed una transposizione espressa in ottave.
Ma non è tutto: ciascun instrument disponibile è bitimbrico, cioè
può gestire contemporaneamente due sonorità diverse (facile
immaginarlo relativamente all’Hammond: si possono suonare due
sonorità indipendenti per manuale inferiore e superiore! Eh, eh, non
solo…). Come si gestiscono le diverse sonorità? Alternando il
comportamento dello strumento mediante la coppia di selettori Panel
A e Panel B; con questo si sintonizza il pannello comandi sulla
timbrica che si intende richiamare/editare; ovviamente, è possibile
modificare anche tutte e due le sonorità contemporaneamente
abilitando nello stesso istante i due controller. Al di sopra del
program, c’è solo il livello generale di System.
Per facilitare le cose, e non perdere dati prezioni, è possibile
abilitare due buffer di memoria temporanea, denominati Live 1 e Live
2 che accumulano e documentano tutte le operazioni effettuate sul
pannello comandi: in questo modo, se dovesse andare via la corrente
– o più semplicemente se volete recuperare il frutto casuale di
modifiche estemporanee – siete sempre al sicuro.
Program Section
Permette di gestire la programmazione, l’editaggio e la
memorizzazione dei diversi programmi; ogni programma può sfruttare
la doppia struttura Panel A / Panel B per la sovrapposizione
timbrica, può lavorare su zone differenziate di tastiera (lower –
upper – high) con creazione di split e/o layer, può gestire passaggi
morphing tra situazioni timbriche diverse

Organ Section
Racchiude tutto l’expertise sviluppato in precedenza con il Nord
Electro (compresi i controversi “drawbars virtuali” che tanto hanno
fatto discutere), ed in più presenta una situazione timbrica
fortemente potenziata. Questa volta, i modelli timbrici residenti
sono tre: Hammond, Farfisa e Vox.
Quale che sia il modello selezionato, ogni program può ospitare due
preset indipendenti, relativi alle timbriche upper e lower; quest’ultima
è raggiungibile mediante tasto Preset II. Se non volete ricorrere ad
una seconda tastiera MIDI esterna, la cosa più comoda è crearsi uno
Shift+Split per sfruttare le due timbriche di organo Upper (preset
I) / Lower (preset II) su estensioni contigue della stessa tastiera.
Attenzione a non fare confusione: il dualismo Preset I / Preset II
all’interno dello stesso modello, dello stesso Instrument di organo
è fatto esclusivamente per meglio lavorare con due manuali, cioè con
due tastiere come sugli strumenti originali. Insomma, i due suoni
che potreste controllare con la tastiera 88 note del Nord Stage e
con un’eventuale 61 note esterna via MIDI vi daranno indipendenza
nei drawbar, ma faranno riferimento comune alle simulazioni di
vibrato scanner e percussione, come sui veri Hammond, Vox e Farfisa.
Diverso è il discorso per le sovrapposizioni Panel 1 e Panel 2: in
questo caso è come se lavoraste simultaneamente con due Hammond, due
Vox e due Farfisa completamente indipendenti per registro,
percussioni, vibrato eccetera. Musicista avvisato…
Hammond
Tutto come nel vecchio Nord Electro, con polifonia totale, nove
drawbar, percussione e vibrato scanner simulato in maniera
estremamente credibile; il key click è regolabile in intensità.
Vox Continental II
Tutto lo “squallore” (in termini affettuosamente positivi!) del
suono originale; i primi sei virtual drawbar vengono assegnati ai
piedaggi originali dello strumento, con i raddoppi all’ottava
inferiore, ed il mix 3rd – 4th – 8th su unico drawbar; sono
disponibili le variazioni soft / brigth ovvero la selezione delle
forme d’onda sinusoide o triangolare liberamente miscelabili. Unico
tipo di vibrato liberamente inseribile… The house of the rising sun
non è mai stata tanto vicina.
Farfisa
Nasale come il vero Compact DeLuxe, pronto per una cover
pinkfloydiana tipo Arnold Layne. Dotazione di piedaggi
apparentemente limitata (solo 16’ – 8’ – 4’ più bright una quinta +
ottava superiore), ma con totale rispetto delle diverse sonorità;
sono pertanto disponibili due 16’ bass e string, quattro 8’ flute,
oboe, trumpet e strings, due 4’ flute e strings, tutti in modalità
on/off. Vibrato light/heavy con doppia modalità di intervento.
Piano Section
Inutile nascondersi dietro un dito: il suono di pianoforte acustico
del Nord Electro era (e rimane) un vero orrore. Proprio per farsi
perdonare, questa volta gli ingegneri Clavia hanno devoluto una
maggiore quantità di risorse al suono in questione che, finalmente,
è a livello qualitativo degno degli eccellenti Clavinet, Rhodes
eccetera; complice anche la presenza del riverbero e l’ineccepibile
funzionamento delle 88 note pesate, questa volta il pianoforte a
coda si fa suonare con una buona dose di soddisfazione; non è il
miglior gran coda disponibile sul mercato dei digital piano, ma non
farà sfigurare il professionista che gli si affiderà per le proprie
serate.
Premesso che il musicista può caricare quello che vuole e come vuole
attraverso la porta USB (fatevi un giro su per scoprire cosa offre
la sound library dedicata), di base, Nord Stage viene fornito con le
timbriche residenti di Clavinet, Wurlitzer A200, Rhodes, Grand
Piano, Upright Piano e Electric Grand. Scendiamo nei particolari.
Clavinet
Completamente rispettata la fenomenale struttura del virtual
Clavinet già sperimentata con il precedente Nord Electro: quattro
variazioni per le combinazioni di pickup, tutti i filtraggi
originali raggiungibili mediante selezione sui controlli di
equalizzazione. Decisamente allo stato dell’arte… mancano solo i
thump quando la tangente rilascia le corde.
Wurlitzer
Bello elastico come l’originale, sembra fatto apposta per lanciare
le canzoni dei Supertramp.
Rhodes
Un gran bel multisample di Rhodes Mk I 73 regolato su deep timbre –
tiratevi già il pdf “The History behind Nord Electro” o aspettate la
prossima puntata di Vintage. In alternativa, sono residenti nello
strumento altri due multisample di Mk II shallow e Mk V 73 ideal,
tutti da sentire. Eccellente suddivisione della dinamica MIDI per i
diversi multisamples; meglio di così ci può essere solo un modello
fisico o lo strumento originale.
Grand
Due multisample di Yamaha C7 stereo close miked e Steinway D stereo
room ambience. Personalmente, preferiamo il secondo, ma per certe
applicazioni più rockettare, il suono diretto Yamaha potrebbe essere
più adatto. Comunque, corpo e risonanza del pianoforte a coda ci
sono tutti, sui bassi e sugli acuti che vibrano liberamente; la
parte media della tastiera è sufficientemente espressiva. Come
dicevamo in precedenza, esistono sicuramente migliori suoni di
digital piano, su macchine inevitabilmente dedicate a questa
timbrica. Il gran coda del Nort Stage è ad anni luce di distanza dal
vecchio suono emesso dal Nord Electro. Ahhhh, sospiro di sollievo…
Upright
Le persone equilibrate potrebbero chiedersi perché includere il
suono di un pianoforte verticale all’interno di questo strumento.
Comunque, dopo i Coldplay, sembra che la timbrica mostruosamente
inscatolata del piano verticale sia tornata ad una seconda
giovinezza… Il suono c’è tutto, adatto ad esecuzioni intimamente
controllate. Provare per credere.
Electric Grand
Lo stesso, eccellente, multisample di Yamaha CP-80 presente nel
vecchio Nord Electro... e sei subito Eddie Jobson!

Synth Section
Decisamente più articolata delle precedenti, la sezione
sintetizzatore offre una tavolozza assortita di timbriche
analogiche, FM à la Clavia e wavetable (non nel senso tradizionale
del termine). Ovviamente, come sempre in questi casi, il corredo di
parametri a disposizione è limitato (e questo vincola fortemente le
capacità di editaggio per le timbriche sintetiche): questo significa
che, delle decine di suoni residenti, ce ne sarà un quantità
generica meglio adattabile a diverse situaizoni operative, mentre
altri suoni risulteranno – caso per caso – fuori contesto. Da non
sottovalutare, ad ogni modo, le possibilità offerte dalla
sovrapposizione in layer di organo e piano con il sintetizzatore!
Insomma: se volete fare Jump! in scaletta, forse potrete avere
qualche difficoltà, ma per molte altre cose, i suoni di synth
residente vi potrebbero fare comodo. Da non dimenticare che la
polifonia dedicata a questa sezione è limitata a 16 voci simultanee;
a differenza di altri strumenti stage, non ci sono famiglie
sintetiche preconfigurate, niente brass, archi o cori… da un certo
punto di vista è una limitazione, da un altro è un vantaggio.
Dipende. La sezione di pannello dedicata al sintetizzatore offre,
oltre alla selezione delle forme d’onda, un Amplitude Envelope
dedicato a due stadi, con modalità Attack/Decay o Attack/Release,
una sezione Filter – invero molto basica – con cutoff e selezione
2/4 poli, keyboard tracking e resonance, un controllo Timbre
polivalente che agisce sui parametri dedicati agli oscillatori. Il
sintetizzatore può lavorare in unisono (detunabile a piacere), in
mono ed in legato mode; c’è il portamento regolabile ed una sezione
di equalizzazione a due stadi.
Ci sono tre categorie timbriche principali, dedicate alla tecnica di
sintesi che si preferisce utilizzare: Analog, FM e Digital.
Analog
Le forme d’onda a disposizione comprendono le classiche sawtooth,
pulse (in vari formati), triangle, cosine (una versione meno costosa
della sinusoide) e noise. E’ possibile sincronizzare le forme d’onda
sfruttando un oscillatore “fantasma” interno; in tutti i casi, il
pannello comandi offre un controllo Timbre che cambia funzione in
rapporto al tipo di sonorità selezionata (nel caso dell’onda quadra
gestirà il pulse width, nel caso dei suoni sync controllerà la
frequenza dell’oscillatore master); il parametro Timbre può essere
messo sotto controllo della key velocity o automatizzato in morphing.
FM
Come nel Nord Lead 3, anche in questo caso si possono utilizzare due
o tre “operatori” per gestire una mini linear frequency modulation,
in grado di offrire timbriche peculiari, ovviamente meno intricate
di quello ottenibili con FM7 (o altre strutture a più operatori), ma
sempre interessanti come risultato sonoro.
Digital
E qui, purtroppo per i lettori, le parole non funzionano tanto:
diciamo che le sonorità della terza famiglia sintetica si distaccano
dal classico vocabolario analogico, pur senza raggiungere picchi
ottenibili con sistemi dedicati. Dimenticate quindi le complessità
dei soft synth digitali: questi suoni digitali sono semplicemente
diversi da quanto normalmente ottenibile con una macchina analogico
o virtual analog, ma non hanno – e non sarebbe giusto pretenderlo –
la profondità di programmazione tipica di un sistema dedicato.
Ancora una volta, se messi in split o layer per rinforzare le
timbriche più “acustiche” rappresentano comunque un interessante
arricchimento sonoro.

Effect Section
E’ composta da quattro blocchi funzionali indipendenti: Rotor
Cabinet, Effect 1 + Effect 2 + Delay, AmpSim/EQ, Compressor + Reverb.
Di questi, il blocco finale di compressione e riverberazione agisce
globalmente su tutte le timbriche assegnate alle uscite 1 e 2, le
altre sezioni possono essere sintonizzate su singole sezioni
timbriche mediante sistema di selezione. Le tre sezioni Effect 1,
Effect 2 e Delay hanno la possibilità di selezionare algoritmo
indipendente e sezione timbrica da influenzare (lo dicevamo prima),
ma, a livello di pannello, condividono un’unica coppia di encoder
con cui regolare a seconda dei casi Rate/Tempo e Amount.
Effect 1
In questo blocco trovano posto: Ring Modulator, Tremolo, Auto Pan,
Wah, Auto Wah 1 e Auto Wah 2.
Effect 2
Comprende algoritmi di modulazione, ovvero: Flanger 1, Flanger 2,
Phaser 1, Phaser 2, Chorus 1 e Chorus 2
Delay
Oltre a Rate/Temo e Amount, il modulo di Delay comprende un
controllo di Feedback/Ping Pong ed un selettore Tap Tempo. Non c’è
una specifica del massimo delay time regolabile, comunque grazie al
Tap Tempo è sempre possibile sincronizzare le ripetizioni con il
timing della propria esecuzione – così a naso, sembrerebbe essere
contenuto all’interno del secondo…
Il Ping Pong mode abilita l’espressiva alternanza destra/sinistra
sull’emissione delle ribattute.
AmpSim / Equalizer
La simulazione di amplificatore offre tre modelli differenziati per
capacità di saturazione, tenuta del cabinet emulation e progressiva
apertura timbrica; è disponibile un controllo di drive che permette
di arrivare alla cattiveria assoluta. Il suono può essere gestito
mediante tre tagli di frequenza bassi, medi ed acuti che
intervengono con un range pari a +/- 15 dB.
Compressor & Reverb
A differenza delle sezioni precedenti, in questo caso l’intervento è
globale su tutta la struttura fonica dello strumento; ci sono tre
algoritmi di riverbero (hall, stage e room) ben calibrati e di
eccellente resa sonora, una regolazione dry/wet; il compressore
offre amount regolabile. Oltre alla notevole qualità dei riverberi
(finalmente!), è degna di nota la scalatura di intervento nel
compressore, con cui diventa facilissimo simulare il classico suono
di piano anni ’60 / ’70.
Rotor
Oggettivamente eccellente, come nel precedente Nord Electro; in più,
è stata implementata una coppia di led che visualizzano la velocità
di rotazione e, oltre allo slow/fast ed allo stop, c’è un controllo
di drive per la quantità di saturazione. Attenzione! C’è un unico
Rotor per l’intero strumento; quindi i due suoni Preset I e II
eventualmente attivi nell’organo e i due timbri Panel A e Panel B
altrettanto eventualmente abilitati si troveranno sempre a confluire
nello stesso simulatore di rotary speaker. Come dire che nel setup
di palco virtuale offerto da Nord Stage c’è un solo leslie cui fare
riferimento. …e, se ci pensate, la cosa ha la sua logica.
Da non sottovalutare l’interazione che si innesca tra livelli in
uscita delle tre sezioni timbriche e controllo drive sul Rotor:
anche in questo caso, come nel mondo reale, per avere maggior
guadagno ed escursione sul drive, non bisogna essere troppo timidi
con i livelli.
External?
Si si: Nord Stage può gestire, entro certi limiti, eventuali unità
MIDI esterne. La sezione dedicata alle apparecchiature esterne
permette la mappatura di tastiera in trasmissione sulle zone lower –
upper – high, lo shift di ottave sui dati in trasmissione,
l’attivazione differenziata del pitch stick e del sustain pedal, la
possibilità di trasmettere – uno alla volta e con selezione
preventiva – i valori relativi ai condici di Volume, Program Change
e MIDI CC Value (con specifica preventiva del numero di controller
0-119 desiderato). Sicuramente esistono sistemi più potenti di
trasmissione, ma nel suo piccolo, la seione Extern risulta molto
comoda.

Morphing
Tra i primi ad implementare le capacità di dissolvenza incrociata
(ma, più correttamente, di passaggio graduale) tra due timbriche
diverse, Clavia non poteva dimenticare il Morphing all’interno del
nuovo Nord Stage. Tre possibili segnali di controllo corrispondenti
a Modulation Wheel, Channel Aftertouch e Control Pedal. Buona parte
dei parametri rotativi presenti sul pannello comandi possono essere
assegnati ad uno delle tre sorgenti di Morph, governandone
l’escursione dei valori in base allo spostamento sui tre controller;
questo significa che in un colpo solo si può abbassare il volume del
pianoforte, alzare quello dell’organo, aprire il filtro del
sintetizzatore, allungare il feedback del delay… Lo ricordiamo, sono
morphabili tutti i parametri che hanno l’encoder Clarostat sul
pannello comandi (per intenderci, è quello con la corona di led) ed,
oltre a quelli, anche la velocità del Rotor.

System Mode
In questa modalità operativa sono raccolte tutte le funzioni che
governano la gestione generale dell’apparecchio: polarità dei
pedali, assegnazione delle uscite indipendenti, key click
dell’organo, velocità del vibrato synth, eccetera.
Particolarmente succosa, la pagina MIDI consente di controllare il
Local Mode On/Off, selezionare i canali MIDI indipendenti per la
modalità Panel A/B, per le famiglie timbriche Organ – Piano – Synth,
per il Dual Keyboard Mode. Program Change e Control Change sono
abilitabili in trasmissione, ricezione o send/receive. La sezione
Extern ha un proprio canale MIDI, la selezione di CC Number, MIDI
Volume, Program Change, Program Bank.
Sicuramente gettonatissima, nella configurazione dei controllers, la
serie dei MIDI CC corrispondenti ai drawbar ( 9, 14, 15, 16, 17, 18,
19, 20, 21) ed al rotor speed (90).

In uso
Ahhh, finalmente Clavia ha un suono di pianoforte decente, anzi un
bel suono di pianoforte! Complice la tastiera a 88 note e la
presenza del notevole riverbero, il suono brilla per facilità
esecutiva e per corposità timbrica. Sicuramente, lo dicevamo in
apertura, esistono migliori pianoforti digitali, ma il Nord Stage ha
talmente tanti altri vantaggi che il bilancio rimane sempre
positivo.
Gestire l’architettura sonora a tre blocchi + external + effect non
è immediato come potrebbe sembrare, anche ad un utente Nord Electro:
è necessario fare l’abitudine a tutta la massa di led sparsi lungo
il pannello frontale, identificando caso per caso le zone di
tastiera abilitate e le timbriche assegnate. Poco da dire
sull’organo: a parte la felice addizione di Vox e Farfisa, il suono
Hammond è quello del Nord Electro (a nostro personalissimo parere,
uno dei migliori attualmente in circolazione); gran bei suoni di
piano elettrico e clavinet, un interessante pianoforte verticale un
liberamente suonabile gran coda per la sezione piano. I suoni di
sintetizzatore non renderanno superflui i vostri Nord Lead o Nord
Modular… però potranno risultare utili in parecchie serate dal vivo.
La gestione dei parametri è facilitata dalla presenza del display
alfanumerico: le cose da tenere sott’occhio sono parecchie,
sicuramente più dell’essenziale Nord Electro, ma preparando i
compiti a casa e programmando tutti i setup necessari, Nord Stage
diventa facile ed immediato come un juke box timbrico. La tastiera
pesata – buona e ben suonabile – offre un bel controllo sui suoni di
pianoforte e, inevitabilmente, risulta troppo pesante per le parti
di organo: non si glissa più tanto facilmente, a meno che non
abbiate due mani come Mike Tyson; il channel aftertouch è un valore
aggiunto per la gestione dal vivo dei segnali; è in catalogo un
supporto a quattro zampe per l’utilizzo “da seduti”. Il prezzo è
allineato con la produzione Clavia; del resto la qualità dei
materiali ha un peso non indifferente. A proposito di peso: la
facilità di trasporto e l’immediatezza essenziale si sono
allontanate all’orizzonte insieme alla borsa/zaino dedicata, ma da
un certo punto di vista, e per certe utenze, ne è valsa la pena.
Provare per credere.
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